“Le persone sieropositive in terapia non trasmettono il virus”

 

 

 

 

 

 

 

 

La presa di posizione del Centro per il controllo delle patologie Usa, conseguenza di una serie di studi e pubblicazioni, non è inattesa. Ora è però arrivato il riconoscimento.

LE persone con Hiv che assumono i farmaci e hanno perciò carica virale azzerata non sono contagiose. Lo ha messo nero su bianco il Cdc, il Center for Desease Control, il Centro per il controllo delle patologie, l’equivalente statunitense del nostro Istituto superiore di sanità. Per le persone sieropositive è una rivoluzione paragonabile alla scoperta, nel 1996, degli inibitori della proteasi, i farmaci capaci di bloccare la replicazione dell’Hiv nell’organismo e quindi l’evolversi della patologia in Aids. Che solo in Italia ha ucciso 45mila persone dal 1982, anno della prima diagnosi, a oggi. La scoperta dei farmaci antiretrovirali ha permesso alle persone che vivono con l’Hiv di pensare al proprio futuro, sapere che la terapia può impedire la trasmissione del virus ha permesso loro di pensare serenamente anche al presente.

LO SPECIALE

La presa di posizione del Cdc è conseguenza di una serie di studi clinici e pubblicazioni scientifiche, e non è giunta inattesa. Che la terapia sia in grado di azzerare la carica virale, e quindi la possibilità di contagio, è un dato che ogni infettivologo, e ogni paziente, conosce empiricamente da tempo. Ora è arrivato il riconoscimento della comunità scientifica.

Per avere dati certi sulla possibilità o meno di trasmettere l’Hiv quando la terapia rende il virus non rilevabile nei pazienti, sono state fatte diverse ricerche, le più approfondite e determinanti sono tre. La prima, detta HPTN 052, pubblicata nel 2011, ha coinvolto 1763 coppie sierodiscordanti, ovvero con un partner sieropositivo e l’altro no, sia eterosessuali che omosessuali, in Africa, India, Stati Uniti, per più di 5 anni. La seconda, detta Studio Partner, è stata condotta in 14 Paesi europei, ha osservato 1166 coppie eterosessuali discordanti per 4 anni ed è stata pubblicata nel 2016. La terza, Opposite Attract, ha studiato per un anno 358 coppie omosessuali di Australia, Thailandia e Brasile ed è stata presentata lo scorso agosto a Parigi, al congresso della International Aids Society. Hanno tutte dimostrato che le persone in trattamento con carica virale azzerata non trasmettono sessualmente l’Hiv.

L’eradicazione del virus non è ancora una realtà. Chi contrae l’Hiv dovrà conviverci per sempre, e per sempre dovrà assumere i farmaci. Ma la sua vita, se la terapia è efficace, è sostanzialmente la vita di una persona sana. Anche la vita di relazione: la ricerca ha dimostrato che può avere figli concepiti e partoriti naturalmente, senza procreazione assistita e parto cesareo, e vivere serenamente la sessualità, senza l’incubo di poter contagiare il partner.

Per la comunità scientifica i farmaci e i test non sono solo la cura della singola persona, sono lo strumento per fermare il virus, tanto quanto la prevenzione: più persone sono in terapia antiretrovirale, minore è la possibilità che il virus si diffonda.

Il motore dell’epidemia sono le persone che l’Hiv non sanno di averlo, che non hanno mai fatto il test, per ignoranza o paura o negligenza, che non sono quindi in terapia, e che finiscono per ricevere

la diagnosi di sieropositività molto tempo dopo il contagio. L’Hiv si trasmette con rapporti sessuali non protetti o con scambio di siringhe nel caso dei tossicodipendenti: chi ha avuto comportamenti a rischio, dicono gli infettivologi, è bene che si sottoponga al test.

LA REPUBBLICA

Autore dell'articolo: LIBERTY